L’errore che il 96% degli insegnanti compie durante una sfuriata

infuriataSono sicuro che sia capitato anche a te di dire questa frase almeno una volta:

“Adesso basta!”

Magari con un tono di voce alto e gracchiante, un ululato piantato giù dalla disperazione e con una punta di istinto omicida.

Almeno una volta ti sarà capitato.

Le vene della gola gonfie a dismisura per lo sforzo, e l’adrenalina nel sangue che pompa il cuore come Usain Bolt nei 100 metri.

Molto spesso ciò che ti ritrovi dopo l’urlo “di Tarzan” è una classe in perfetto silenzio, ma il bruciore alla gola che ti è appena venuto sta per presagire poco di buono.

Arrabbiarti e sbraitare in quel modo ha portato i suoi frutti sul momento, è vero, ma a lungo termine sai bene che comportarti così non migliorerà per nulla il rapporto con la classe e, soprattutto, con lo studente o gli studenti presi in causa.

È possibile che ritornando sui tuoi passi non avresti commesso questa azione perché, preso singolarmente, il fatto scatenante non era stato poi così grave da provocare la tua reazione, ma hai perso le staffe così tanto perché la somma di tutto ciò che era successo fino a quel momento aveva superato di molto il tuo limite di sopportazione.

Se fosse successo semplicemente quell’ultimo fatto non ti saresti mai arrabbiato così tanto, avresti reagito sicuramente in modo diverso.

È proprio per questo che dopo i tuoi studenti rimangono spiazzati, si chiedono il motivo di così tanta rabbia per una cosa così leggera; e indovina chi passa poi dalla parte del torto?

Lo so, non è facile, ci sono passato molte volte pure io, mi sono sentito anche io “pentito” e frustato dal mio comportamento. Sai che non lo fai apposta, eppure succede.

Ne fai passare una, due, un piccolo richiamo, e tre, e quatto, e…

e poi basta, arriva la goccia che fa traboccare il vaso e parte l’urlo di Tarzan. Le mani che sbattono sulla cattedra, la gola che pizzica dopo il cazziatone. Purtroppo ci sono passato anche io.

Gli studenti non ci capiscono, per loro la scuola è il miglior posto per ritrovarsi, ridere e scherzare. Pochi si siedono e si rendono conto che siamo lì per renderli liberi, per fare il nostro meglio per dargli un futuro.

Invece loro pensano che sia addirittura divertente per noi urlare, sbatterli fuori o mandarli dal preside.

 

Dovrebbero trattarci con rispetto, con ammirazione; dovrebbero vederci come figure di riferimento e non come carcerieri.

 

“Il professore ce l’ha con me!”

Pure.

Nel corso della mia esperienza ho trovato un “modo di arrabbiarsi”, un modo corretto, che non ti fa passare per professore isterico e che, anche dopo averlo fatto, ti darà una riprova positiva; saprai di aver fatto la scelta giusta.

Potrai finalmente punire gli alunni che esagerano evitando però il malcontento degli altri studenti.

“Questa volta aveva davvero esagerato, il prof ha fatto bene a sbatterlo fuori.”

 

Questa sarà la frase che passerà tra le loro menti, farai trasparire il messaggio giusto e quando l’alunno colpevole tornerà in classe pieno di rancore, gli altri tuoi studenti proteggeranno la tua posizione e si schiereranno contro di lui!

 

“Ti conviene stare zitto, è già tanto che non ti abbia mandato dal preside, deficiente.”

 

Fantastico, vero?

Ristabilire la pace e al tempo stesso trasmettere il messaggio giusto per i tuoi studenti.

Non è fantascienza, è realtà, l’ho visto e l’ho testato più volte con i miei alunni. Non è tanto questione di controllo emozionale, di gestire la propria rabbia o di pensiero positivo; è una cosa tutt’altro diversa e in questo articolo ti spiego di che si tratta.

Il modo corretto di arrabbiarsi è…arrabbiarsi prima!

“Michele…ma che stai dicendo? Io ho sempre tentato di arrabbiarmi il meno possibile e il più tardi possibile!”

Esatto! Il problema è paradossalmente proprio quello, il problema è quello di rimandare e rimandare talmente tanto il momento della sgridata che alla fine ti ritrovi ad esplodere per qualcosa che non ne giustifica la causa e finisci per fare il conto con i danni.

Immagina l’esempio della goccia che fa traboccare il vaso; non devi aspettare che si riempia prima di spaccarglielo in faccia (metaforicamente parlando eh). Mantieni il vaso sempre vuoto e i danni  non ci saranno.

La soluzione è arrabbiarsi molto prima del tuo limite.

In un momento ben specificoDEVI DECIDERE di arrabbiarti per una cosa che ne giustifichi DAVVERO il motivo! 

So già che cosa ti verrà in mente le prime volte: “No dai, fa lo stesso, ci passo sopra”.

Lo so perché l’ho pensato sempre anche io, e lo penso a volte tutt’ora. Poi so che è proprio il momento giusto per farlo e comincio.

E sai che succede di conseguenza?

Che le tue parole sono tutte più adatte alla situazione e il tuo messaggio sarà chiaro e ben definito. 

E fidati che gli studenti se ne accorgono.

Non è più una sfuriata, non è più lo sfogo di un insegnante sottopagato e frustrato, ma è il modo in cui sei obbligato a comportarti per farti ascoltare e per riportare ordine e silenzio in classe.

Ti accorgerai anche di un altro grande beneficio: utilizzando questo metodo riuscirai ad essere lucido e attento, manterrai la concentrazione e riuscirai a riprendere la lezione con fluidità ed energia.

Prima no, prima sarebbe stato totalmente diverso.

Occhi fuori dalle orbite, gola irritata e adrenalina nel sangue; non proprio la migliore condizione per continuare una lezione in armonia.

Tutto questo lo so perché le Strategie di Gestione d’Aula – Insegna Meglio sono:

    • testate sul campo, anche con gli studenti più terribili e più recidivi;
    • funzionanti a lungo termine, non per le prime due lezioni o per la prima mezz’ora;
    • adattabili alla tua materia ed al tuo stile di insegnamento, non avrai bisogno di stravolgere il tuo metodo di lavoro.

 

Testa questa piccola strategia fin da subito, inizia la tua prima lezione utilizzando questo metodo; metterai subito in chiaro le tue intenzioni e i tuoi studenti capiranno e comprenderanno il motivo delle tue urla.

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Al tuo Insegnamento Efficace

Michele Merli

P.s. E ricorda

My Castle, My rules!

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